L’infiammazione è un processo locale, con ripercussioni generali, che si sviluppa nei tessuti viventi vascolarizzati come reazione a un danno, caratterizzato da modificazioni della struttura e funzione del sistema microvascolare, che tende a eliminare lo stimolo lesivo e a riparare il danno subito. L’infiammazione può essere provocata da fattori differenti quali:

  • agenti fisici (traumi, calore)
  •  agenti biologici (batteri, virus)
  •  agenti tossici
  •  agenti chimici (acidi ecc.)

Si distinguono due tipi di infiammazione:

  • INFIAMMAZIONE ACUTA O ANGIOFLOGOSI: si esplica mediante una risposta immediata ad uno stimolo lesivo. Ha una durata breve (minuti, ore, qualche giorno) e si manifesta con formazione di essudato composto da liquidi e proteine plasmatiche (edema). In questo caso si verifica la migrazione dei leucociti nella sede della lesione. Questo evento è responsabile delle manifestazioni tipiche della fase acuta, come febbre, sintesi epatica delle proteine della fase acuta (proteina C reattiva), alterazioni metaboliche (es. deperimento fisico).
  • INFIAMMAZIONE CRONICA O ISTOFLOGOSI: in questo caso l’infiammazione attiva, la distruzione tessutale e i tentativi di riparo procedono simultaneamente. Ha una durata più lunga (settimane, mesi) rispetto all’angioflogosi. Le infiammazioni croniche possono derivare da una persistenza degli antigeni flogogeni in seguito ad un’infiammazione acuta non completamente risolta; è possibile che tali agenti non siano raggiungibili da parte dei sistemi di difesa, oppure che le sostanze litiche non siano in grado di digerirli. Segni tipici dell’istoflogosi sono:
  • Infiltrazione di cellule mononucleate: macrofagi, linfociti, plasmacellule
  • Distruzione o necrosi tessutale, indotte soprattutto dalle cellule infiammatorie
  • Tentativi di riparazione del tessuto danneggiato: angiogenesi e fibrosi (deposizione di connettivo).

Indipendentemente dalla natura dello stimolo flogogeno, i segni clinici dell’infiammazione risultano essere sempre gli stessi e cioè:

  1. RUBOR (ROSSORE): la dilatazione vascolare provoca iperemia nella sede infiammata
  2. CALOR (CALORE): incremento, determinato dall’aumento del flusso ematico, del gradiente termico tra le zone cutanee infiammate e quelle circostanti
  3. DOLOR  (DOLORE): stimolazione e/o modificazione della sensibilità dei recettori del dolore per azione dei mediatori flogistici (chinine, PGE2) e per la pressione determinata dall’accumulo del liquido
  4. TUMOR (GONFIORE): accumulo di fluido nell’interstizio a causa dell’aumentata permeabilità vascolare
  5. FUNCTIO LAESA (PERDITA DI FUNZIONALITÀ): per gli effetti combinati dei precedenti meccanismi

Gli antinfiammatori naturali sono in grado di ridurre l’infiammazione. A differenza dei farmaci antinfiammatori di sintesi (FANS e steroidi) non hanno controindicazioni, non sono gastrolesivi e possono essere assunti per lunghi periodi di tempo.

La Bromelina è una miscela di enzimi proteolitici derivati dal gambo dell’Ananas a cui vengono attribuite diverse attività, tra cui antinfiammatoria e antiedemigena.

  • Azione antinfiammatoria: inibisce la Trombossano sintetasi, enzima che converte le Prostaglandine H2 in Prostaglandine proinfiammatorie e Trombossani

  • Azione fibrinolitica: contribuisce a risolvere il “reticolo” che isola l’area dell’infiammazione, in quanto favorisce la conversione del Plasminogeno in Plasmina, che inibisce il processo coagulativo mediante la degradazione di Fibrina. Questo fenomeno favorisce una più rapida risoluzione degli edemi
  • Favorisce un maggior assorbimento degli antibiotici

La Papaina è una proteasi appartenente alla classe delle idrolasi, enzimi che catalizzano l’idrolisi di un legame chimico, in particolare del legame peptidico. Da un punto di vista funzionale, presenta le stesse proprietà della Bromelina, sia come antinfiammatorio che come antiedemigeno.

La Serratiopeptidasi è una proteasi prodotta e ricavata da alcuni enterobatteri appartenenti alla specie Serratia. Grazie alla sua attività proteolitica e fibrinolitica facilita la demolizione e la dissoluzione degli essudati fibrinosi e proteici. Ciò è dovuto al miglioramento della circolazione locale che oltre a facilitare il riassorbimento di ematomi agevola la penetrazione degli antibiotici verso il sito del processo flogistico. Gran parte degli effetti della Serratiopeptidasi sono correlati all’attività antibradichinasica. La Bradichinina determina vasodilatazione e incremento della permeabilità capillare oltre ad essere associata alla migrazione leucocitaria verso il sito di infiammazione ed all’intensa sensazione di dolore locale.

L’Escina è una saponina estratta dai semi, dalla corteccia e dalle foglie dell’Ippocastano, a cui sono attribuite 2 diverse azioni: antiedemigena e antinfiammatoria.

  • Azione antiedemigena: l’Escina riduce l’attività dell’Elastasi e della Ialuronidasi, due enzimi che attaccano l’endotelio dei vasi e la matrice extracellulare, indebolendone la struttura. Riducendo l’attività di questi enzimi aumenta la resistenza dei capillari e se ne riduce la permeabilità.
  • Azione antinfiammatoria: l’Escina inibisce la migrazione leucocitaria, riducendo l’aderenza dei Neutrofili all’endotelio, evitando così nuova ipossia. Inoltre, induce la sintesi di Prostaglandina F2α, che agisce sul tono e sulla permeabilità vascolare.